Anderson Tegon
Da Peseggia a Milano: Anderson Tegon firma la grande mostra immersiva dedicata a Cleopatra
Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2026, 09:29
ANDERSON TEGON: L'ARTE DI EMOZIONARE MIGLIAIA DI PERSONE
Anderson Tegon, peseggiano, classe 1985, è un artista digitale conosciuto a livello internazionale e fondatore dello studio Pepper's Ghost. Prima di dedicarsi all'arte immersiva, ha indossato la maglia della Benetton Treviso, dove ha coltivato per anni la sua passione per il basket. Oggi i suoi progetti e le sue opere lo portano in lungo e in largo per il mondo eppure, nonostante l'enorme successo, continua a definirsi prima di tutto quel ragazzino di Peseggia che sognava di scoprire cosa ci fosse oltre la fermata dell'autobus davanti alla farmacia del paese.
Alle domande “Come ti sei avvicinato a questo mondo e come ti sei accorto di avere questo dono?”, risponde con il sorriso:
«Dipende a chi lo chiedi! Mia madre direbbe che si vedeva da sempre. Mio padre avrebbe risposto che sono sempre stato quello più matto. Io ti rispondo che ho sempre saputo di avere qualcosa da dire e da esprimere, solo non sapevo come, dove e con quali strumenti farlo. Non sapevo che fosse questo il mio dono» .
Il basket e l'approdo alla Benetton
«Ho giocato a basket per 20 anni circa. Fu Giovanni Favaron, mio grande amico d'infanzia, a dirmi: “Vieni a vedermi giocare!”. Andavamo ancora all'asilo e mi ritrovai a praticare il basket da agonista nella Benetton Treviso.
In quegli anni lì, era una scuola, un mondo. Da fuori rappresentava sicuramente un punto di arrivo, però da dentro era più vicino a un punto di evoluzione. Sicuramente molte delle cose che ho imparato in quel periodo me le porto dietro, come porto e porterò sempre con me le persone che ne hanno fatto parte e son sicuro che anche per loro sia la stessa cosa. Quando giochi con una persona una o più stagioni, ma anche solo un mese lo respiri, lo conosci e conosci tutto di lui, diventando in qualche maniera qualcosa di più vicino ad essere fratelli che compagni di squadra. Della Benetton porto dentro di me sicuramente una parte della mia famiglia».
Passione e nostalgia
«Non mi capita spesso, ma se ci sono un pallone, un canestro o una pallina di carta e un cestino, una bottiglia o un cassonetto, in nessuno dei casi mi tiro indietro.
Il basket fa parte di me e mi manca anche. Mi manca tornare come prima e mi manca quella sensazione del corpo che fa tutto ciò che vuoi, quando vuoi, come vuoi. Mi mancano i compagni.
E poi mi manca una cosa che fuori dal basket sembra quasi impossibile: lì gli avversari hanno una maglia diversa. Nella vita, invece, non sempre sai contro chi stai giocando».
PEPPER'S GHOST
«Oggi con Pepper’s Ghost, il mio studio, creiamo esperienze immersive che uniscono arte, produzione, tecnologia e intelligenza artificiale. In pratica trasformiamo le storie in luoghi non semplicemente da guardare, ma da vivere.
Lavoriamo con musei, istituzioni e grandi progetti internazionali e questo mi porta spesso tra Arabia Saudita, Egitto, Emirati, Stati Uniti e altri Paesi. L'ultimo lavoro è la mostra appena lanciata a Milano che aprirà le porte il 12 novembre presso CityOval (ex palazzo delle scintille), all'interno del quartiere CityLife: “Cleopatra: the truth”».
Dal 12.11.2026 al 28.01.2027: “CLEOPATRA: THE TRUTH”
«In quest'ultimo periodo stiamo producendo con Zahi Hawass e Kathleeen Martinez - i più importanti egittologi al mondo - la nostra nuova mostra immersiva su Cleopatra che per tre mesi accompagnerà il pubblico nel viaggio tra storia, archeologia e installazioni digitali.
Saranno 4000 mq di viaggio all'interno di una delle figure più importanti della storia .
Per me è una mostra importante, probabilmente quella che avrei pagato e strapagato per poterla vivere con mio padre e sarà “strano” per la prima non poterlo fare.
Spero però che i miei concittadini di Peseggia e dell'intero comune di Scorzè, compresa tutta l'Amministrazione, abbiano la possibilità di venire a viverla con lo stesso orgoglio che ho io nel portare il nome del luogo a cui appartengo il più in alto possibile».
Il viaggio
«Quello che mi porta in giro per il mondo è l'attitudine personale nell'andare oltre e fare chilometri che ti fanno fare viaggi interiori senza in realtà una vera meta. Mi sono sempre reso conto che le idee più grandi nascono quando esci, vivi, giochi e porti a casa, quando accetti e incontri culture, persone e modi di pensare diversi dal tuo.
Però, se devo dirti la verità, il viaggio è solo una conseguenza. La mia vera passione è costruire qualcosa che prima non esisteva.
Mi emoziona partire da un foglio bianco e vedere un’idea prendere forma fino a diventare un’esperienza capace di emozionare migliaia di persone.
Alla fine quello che mi muove non è fare mostre o installazioni, ma cercare continuamente di spostare un po’ più in là il limite rispetto a quello che pensiamo sia possibile».
Dalla fermata ACTV davanti alla farmacia
«Se ci penso davvero, non è poi così diverso da quello che facevo da bambino.
Quando giocavo al campetto da basket di Peseggia volevo sempre giocare con quelli più grandi. Quando tutti si trovavano davanti alla biblioteca o al parchetto, io sognavo di prendere l’autobus per andare a scoprire Treviso e Mestre, che allora per me erano quello che oggi sono Milano o Riyadh poi Roma, Milano, New York, Los Angeles, Shanghai.
In fondo non è cambiato quasi nulla. È cambiata solo la dimensione dei sogni.
Forse è proprio questa la mia arte: essere rimasto sempre lo stesso. Essere ancora quel ragazzino di Peseggia, figlio di Angelo e Loredana, adottato dal Brasile, con la voglia di vedere cosa c’è dopo la fermata dell’autobus, ma con la consapevolezza e l'orgoglio di sapere che tutto parte dalla fermata Actv davanti alla farmacia di Peseggia.
Questo sono, anche se cambio, questo rimango».
Peseggia
«Peseggia è il mio inizio, la mia identità, la mia nazionalità, la mia infanzia. Sono io.
Oggi misuro il tempo in base alle cose che cambiano a Peseggia, me compreso».
La strada...
«Non credo sia successo qualcosa di particolare che mi abbia fatto trovare la strada e, in tutta sincerità, non so neanche se io l'abbia trovata.
Ricordo bene però il giorno in cui ascoltai il pezzo di Ben Harper “Diamonds on the inside” che in un passaggio dice: “A candle throws its light into the darkness… so shines a good deed”.
Un manifesto al vero valore di una persona che non è quello che mostra all’esterno, ma quello che custodisce dentro di sé. I “diamanti” sono una metafora delle qualità interiori: bontà, resilienza, generosità, luce, autenticità.
Fino a prima di ascoltarla pensavo ad altro e posso dire che è probabilmente da quel momento che iniziò la mia evoluzione che mi ha portato ad essere ciò che sono...».
...giusta
«Non so se i giovani abbiano bisogno di messaggi. C’è sempre questa voglia dei più grandi di lasciare qualcosa ai più piccoli, ma i più piccoli di oggi non sono poi così piccoli.... Posso dire però una cosa: bisogna perdersi per trovare la strada giusta e se ora qualcuno si sente perso non deve preoccuparsi perché c’è sempre modo e tempo per svoltare».
La prima opera immersiva italiana permanente
«La mia prima opera è stata la collezione Salce al Museo Nazionale del Ministero a Treviso: la prima opera immersiva permanente in Italia. È stata una sfida e un dispiacere visto che purtroppo è rimasta lì, senza essere stata mai donata davvero alla comunità.
Ebbene sì, la prima è proprio qui in Veneto e nessuno lo sa. Sono sicuro che Ministero della cultura abbia un motivo e solo a me sfugge».
Legami particolari
«La Collezione Salce di Treviso, Ghost over Banksy e AURA sono le tre opere a cui sono legato particolarmente perché sono quelle grazie alle quali, in anni di ricerca, i miei genitori hanno capito cosa stavo facendo.
La prima li ha stupiti, scioccati e commossi (https://youtu.be/1iJ6Eb1dKGw?is=OU_Art8-bKdMVGop).
La seconda ha fatto capire loro la mia profondità di visione (https://youtu.be/HfxmnAkVPLs?is=eVJvqqoOWtjn5PUi).
La terza ha fatto capire loro quanto in là volevo arrivare (https://youtube.com/shorts/jX_kVS_YL-Q?is=NG06k-ZiDpMVHt11).
Non si può valutare un artista da un'opera. Va sempre osservato nella complessità e nella varietà della sua visione....
Sono tre opere molto collegate perché in tutte c’è un Unicum forte e presente: chi guarda.
Io adoro che le persone si sentano al centro, avvolte, amate, capite. Con controllo, ma trasportate, ascoltate, viste, con un messaggio da portarsi a casa fatto di domande e loro risposte».
Consapevolezza e futuro
«Non ho frequentato le superiori. Ho il diploma di terza media. Tutto quello che ho imparato, l'ho costruito da solo o grazie all'aiuto di persone incontrate fuori dalla scuola.
Credo che il sistema scolastico italiano, e più in generale quello europeo, sia molto bravo a formare persone capaci di studiare, apprendere e lavorare all'interno di regole precise, insegnando ad essere dipendenti, “testati”. Per molti questo metodo funziona ed è il modo migliore per esprimere il proprio potenziale.
Il problema nasce quando chi non si riconosce in quel modello finisce per convincersi di non essere capace. Troppo spesso un voto diventa un giudizio sulla persona invece che sul momento o sul percorso di apprendimento, così tanti ragazzi smettono di credere nei propri sogni.
Credo che in molti casi quella che viene definita irrequietezza o incapacità di stare seduti non sia un limite, ma un'energia che aspetta solo di trovare la direzione giusta ed esistono professioni e percorsi in cui quella stessa caratteristica diventa un punto di forza.
Spero che genitori e adulti del futuro crescano le nuove generazioni con la consapevolezza che un test non possa definire il valore di una persona e che ognuno abbia il diritto di trovare il proprio modo di imparare, di crescere e di costruire il proprio futuro.»
Ilenia Milanese
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